Acqua azzurra… acqua chiara?!

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Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza di un’ordinanza sul divieto di balneazione, durante l’orario notturno dalle 22.00 alle 2.00, nelle zone confinanti al canale Tagliata in località Zadina. Nell’ordinanza dell’1 giugno 2011 vengono chiaramente espresse le motivazioni per cui deve essere vietata la balneazione durante gli orari notturni. Riportiamo stralci dell’ordinanza:

• “A seguito dei lavori finalizzati alla messa in sicurezza dell’abitato di Cesenatico, iniziati da alcuni mesi e che comportano la chiusura del Porto canale di Cesenatico, potrà recapitare a mare le acque provenienti dall’entroterra.[...] Il Consorzio di bonifica della Romagna [...] provvederà a chiudere le paratoie del by-pass nelle ore diurne, aprendo le stesse solo nelle ore notturne (dalle 22.00 alle 2.00). Si desume che le acque reflue del depuratore, a seguito dei lavori di messa in sicurezza, sfociano nel canale di Tagliata durante l’orario notturno.
• “Il Comune di Cesenatico è dotato di impianto di depurazione per il trattamento delle acque reflue e dispone di una rete fognaria di tipo misto, e che tale rete in occasione di precipitazioni intense e di notevole durata, non può convogliare al depuratore tale massa d’acqua, pertanto, la parte eccedente viene smaltita tramite lo sfioratore di piena nella attigua fogna bianca che poi scarica nel canale Vena”. In parole povere si esplicita il fatto che durante forti piogge il refluo fognario finisce direttamente a mare senza essere trattato.
A fronte di questi periodi di straordinarie precipitazioni piovose, “si rende necessario vietare la balneazione nel tratto di mare antistante lo sbocco a mare del canale di Tagliata […] sia durante il momento di apertura delle paratie che nelle 24 ore successive”.

La nostra economia turistica è legata alla pulizia e alla qualità ambientale del nostro mare, per cui i controlli sulle fonti di inquinamento devono essere severi e trasparenti. Abbiamo ARPA, AUSL, HERA, enti costosissimi e dotati delle attrezzature più sofisticate che dovrebbero monitorare gli scarichi del territorio ed evitare che l’economia turistica subisca ingenti danni. Per questi motivi chiediamo al Sindaco Buda, ed agli enti responsabili, come mai le ultime rilevazioni ARPA forniscano dati confortanti sulla salute delle nostre acque, ma allo stesso tempo venga emanata un’ordinanza nella quale viene chiaramente esplicitata la poca salubrità causata dagli scarichi reflui del nostro depuratore.

Per risolvere il problema alla radice noi vogliamo sapere, e non ci accontentiamo della triste omertà secondo cui “per salvare il turismo si debba stare zitti”. Vogliamo sapere chi ha causato l’inquinamento del nostro mare; vogliamo sapere cosa c’è dentro gli scarichi maleodoranti che escono dal depuratore; infine vorremmo che l’arma dei Carabinieri ed i NOE, che ancora riscuotono la fiducia dei cittadini, facessero un’indagine sull’accaduto.

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