Acque torbide…

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In queste settimane abbiamo approfondito lo studio sulla questione legata all’ultimo dragaggio del porto canale di Cesenatico e relativo riutilizzo dello stesso fango per ripascimento nella zona delle colonie di Ponente. A seguito di un ennesimo accesso agli atti, abbiamo scoperto un documento mai reso pubblico prima, riguardante analisi dello stesso tratto di porto canale attualmente dragato. Ma andiamo con ordine.

Il percorso burocratico per riutilizzare come ripascimento i fanghi del porto canale è partito il 9 marzo 2009 con una lettera firmata dall’Ing. Tonini, nella duplice veste di Dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune di Cesenatico e Responsabile del procedimento. In tale lettera si chiedeva alla Capitaneria di Rimini, perché così impone la normativa, “l’autorizzazione allo scarico in mare del materiale di risulta dal dragaggio del porto canale di Cesenatico”. A seguito di questa richiesta, sono state effettuate le analisi dall’ISPRA (“Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale”, che fa riferimento al Ministero dell’Ambiente) per valutare la congruità del materiale dragato con la richiesta di ripascimento. La risposta è pervenuta il 18 febbraio 2010. Con nostro grande stupore, la relazione dell’ISPRA in questo modo si esprime sui risultati delle analisi effettuate: “Si tratta quindi, nel complesso, di sedimenti piuttosto compromessi con una contaminazione organica ed inorganica. […] Pertanto, sulla base dei criteri di classificazione di qualità di cui al “Manuale per la movimentazione di sedimenti marini (APAT-ICRAM) […] il materiale caratterizzato risulterebbe classificabile di tipo B o C. […] Questo istituto esprime parere di incompatibilità complessiva all’immersione in mare. […] Anzi, si configura la necessità di sistemi di rimozione che limitino la diffusione degli inquinanti e soluzioni gestionali alternative.” Il parere dell’ISPRA non lascia interpretazioni. Il manuale APAT-ICRAM così definisce La classificazioni di tipo B o C (P.S.: la classe C è considerata quella più inquinante): smaltimento a discarica; materiale da sottoporre a procedure di particolare cautela ambientale; particolari interventi che limitino l’eventuale diffusione della contaminazione; rimozione in sicurezza e deposizione in bacini di contenimento con impermeabilizzazione laterale e del fondo”.

Tuttavia nel febbraio 2012 sono state effettuate ennesime analisi, anche se il Comune di Cesenatico era a conoscenza dei risultati delle precedenti. Il 22 febbraio 2012 è stata pubblicata la relazione ARPA relativa alle analisi fornite dalla struttura oceanografica Daphne. I sedimenti sono stati classificati in classe A2, conclusioni basate sui parametri definiti dal manuale “ICRAM APAT”, lo stesso preso come parametro dall’ISPRA due anni prima. A seguito di tali risultati è stata autorizzata la rimozione di tali sedimenti dal porto canale di Cesenatico fino alle porte vinciane e la successiva immersione in mare.

Rimaniamo del tutto sconcertati sapendo che nel 2010 le analisi ISPRA hanno dichiarato “incompatibile” e “inquinante” il materiale derivante dal porto canale e solamente due anni dopo l’ARPA afferma l’esatto contrario, anzi autorizza l’utilizzo dei fanghi per ripascimento. Di fronte alla necessità di tutelare la salute delle persone, dell’ambiente, e la piena agibilità balneare, il MoVimento 5 Stelle ha già fatto pervenire al NOE dei Carabinieri tutte le documentazioni relative al dragaggio del porto canale di Cesenatico con successiva immersione in mare dei fanghi, chiedendo che debbano essere prese tutte le precauzioni del caso e chiedendo di verificare con rigore le responsabilità derivanti da eventuali danni che possano essere stati creati o saranno creati dalla movimentazione e dall’immersione in mare di tali sedimenti.

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