Esposto alla Procura della Repubblica sula ‘variante del 6%’

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Come preannunciato, il MoVimento 5 Stelle è pronto a presentare un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti, sulla ormai tristemente famosa variante urbanistica conosciuta come variante del 6%. Una variante che ha impegnato come tema unico e assoluto tutta la politica urbanistica dell’Amministrazione, imponendo sforzi solo e unicamente su questi sette accordi ad oggi in stallo.

Sin dai suoi primi passi nelle sedi istituzionale, la variante 6% ha sollevato innumerevoli dubbi di legittimità: qual è l’interesse pubblico di tali interventi? Dove sono le contropartite in opere e gli standard pubblici? Come mai in questo caso si procede massicciamente alla deroga, quando diversamente un semplice cittadino, albergatore, bagnino o azienda deve rispettare ogni singola virgola delle norme urbanistiche? Il MoVimento 5 Stelle non può rimanere fermo di fronte all’approvazione di una “manovra urbanistica” come questa, che con la scusa amministrativa di incentivare lo sviluppo turistico approva sette piani di edilizia convenzionata che non qualificano assolutamente e creano sperequazione, mancanza di un equo criterio distributivo, soprattutto in campo sociale ed economico.

Nel merito solleviamo dubbi e riserve perché dobbiamo essere certi della bontà in diritto. Persino la Provincia nella delibera della giunta del 16/07/2013 ha evidenziato una serie di vincoli/osservazioni a cui il Comune controbatte con un parere legale. Il parer legale è un parere di parte, a tal punto che l’estensore, l’avv. Giacomo Graziosi, alla fine nelle conclusioni (pag.22) scrive testualmente: “A sintesi di quanto esposto esprimo l’opinione […]”. Capite bene, opinione. Ebbene, il Consiglio comunale ha approvato interventicon un parere che è un “opinione”. D’altronde, all’inizio del suo parere l’avv. (pag. 2 secondo comma) giustamente scrive che la variante “[…] una volta approvata, potrà poi essere legittima od illegittima in relazione alla conformità del suo contenuto con le norme o prescrizioni di rango sovraordinato al PRG[…]”.

Oltre al danno la beffa. Ad oggi, solamente due delle sette convenzioni sono state firmate. Ciò significa che oltre alla scelta, del tutto discrezionale, di sette prescelti sostenute da interpretazioni molto discutibili sul piano legale (deroghe normative e giustificazione di interesse pubblico), siamo anche di fronte ad un fallimento di carattere amministrativo, considerato che la maggior parte dei progetti convenzionati non hanno visto la firma della convenzione con il Comune. Inoltre il Regolamento urbanistico edilizio (RUE), strumento di pianificazione urbana che permette di rendere attuativo il piano regolatore approvato nel 2010 (PSC), è stato messo in secondo piano rispetto la variante del 6%. Se il Sindaco R.Buda con il Dirigente V.Foschiavessero scelto la strada della pianificazione del RUE, probabilmente oggi molte famiglie ed imprenditori avrebbero già iniziato i lavori nelle proprie aziende, ricettivi e residenze, che avrebbero garantito una riqualificazione di Cesenatico e assicurato entrare spendibili per opere pubbliche.

Insomma, su questa variante il Sindaco Buda si è comportato come l’Alfieri che disse: “volli fortissimamente volli”. Il fine non giustifica i mezzi, il fine non può eludere le Leggi della Repubblica per cui non è possibile superare gli strumenti sovra ordinati con delle “opinioni” diverse da tali strumenti. Le opinioni restano opinioni e non sono Legge e gli strumenti sovra ordinati restano cogenti.

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