I soliti interessi trasversali

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Permesso di costruire in deroga alla Cassa di risparmio di Cesena: un affare trasversale passato dalla Giunta Panzavolta targata PD ed oggi approvata dalla Giunta Buda targata PDL. Viene concesso di intervenire in deroga alle norme tecniche, così da permettere la realizzazione di un’immobile con valore di mercato stimabile quantomeno in 7 milioni di euro. Il Comune, quale contropartita, ha ottenuto un intervento di ripristino del ponte di Viale Roma su Vena Mazzarini per un importo complessivo valutato dal proponente in 122 mila euro (172 mila euro se comprendiamo spese tecniche, oneri per la sicurezza e IVA al 22%)

Il vero problema di fondo è il riconoscimento dell’interesse pubblico. Una rappresentazione fornita dalla Giunta Buda al quanto licenziosa, in quanto pone i cittadini di Cesenatico su piani differenti tra chi realizza interventi edilizi secondo quanto consentito dalle norme vigenti e chi invece “con la cartina tornasole dell’interesse pubblico”, disponendo di ingenti risorse economiche, paga di tasca propria per eludere le norme. Viene fornita un’interpretazione errata della stessa normativa, con una forzatura interpretativa all’articolo 20 della Legge Regionale 15 del 2013, che di fatto stabilisce al comma 1 che “il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici è rilasciato esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico…”. E’ evidente a tutti quello che era l’intento della norma, ovvero molto banalmente di concedere deroghe per quegli immobili che perseguissero una funzione sociale sotto intendendo quantomeno una accessibilità e una fruibilità al pubblico dei medesimi. Semplificando per fare degli esempi parliamo in buona sostanza di strutture sanitarie, plessi scolastici, luoghi di culto, beni culturali sia esse pubbliche o private. A conferma di quando espresso si rimanda alla circolare regionale del 16 luglio 2015 sottoscritta dal Dottor Santangelo, avente per oggetto “chiarimenti sulla nozione di interesse pubblico” e recante una recente sentenza del Consiglio di Stato che si è pronunciato sulla legittimità di un permesso di costruire in deroga alla pianificazione vigente. Nella sentenza viene riconosciuto di pubblico interesse un intervento edilizio, che a differenza del nostro caso, rispondeva “ad una serie di interessi pubblici rilevanti” come: il recupero di un edificio posto nel centro storico di proprietà del Comune di Venezia; l’accessibilità e la fruibilità al pubblico; investimenti privati con incremento occupazionale ed anche entrate finanziarie straordinarie per il Comune. Francamente non mi pare che i due interventi si possano mettere sullo stesso piano.

Per concludere, si vogliono ricordare le parole espresse nell’ormai lontana seduta di Consiglio Comunale del 6 agosto 2009, in occasione della quale il Consigliere di minoranza, tale Buda Roberto dai banchi dell’opposizione, proprio in occasione dell’approvazione del Progetto Unitario n. 66, criticando l’attribuzione delle eccessive capacità edificatorie previste, si esprimeva con le seguenti parole:”… noi con la cartina tornasole dell’interesse pubblico diamo un indice del 1,8…cioè vuol dire che domani se uno con l’interesse pubblico chiede l’indice 2 può richiamarsi a questa delibera e può richiedere che venga concordato quello che lui chiede, sicuramente si crea un precedente pericoloso per la nostra città.”.

Questo modo di agire del Sindaco Buda, oggi fa il paio con la gentile concessione dell’allora giunta di centro-sinistra e Sindaco Panzavolta, che nel 2009 siglò la convenzione urbanistica che prevedeva la cessione a titolo gratuito della proprietà del parco pubblico di Via Magrini, di fatto già usufruibile dalla collettività, a fronte dell’attribuzione di capacità edificatorie sulle aree private di Via Anita Garibaldi e di Viale Carducci, in maniera del tutto squilibrata e senza giusto criterio. Le parole espresse dell’allora consigliere di minoranza, Roberto Buda, per evidenziare come cambiano i tempi ma gli interessi trasversali rimangono, all’epoca preoccupato per la creazione di un precedente pericoloso per la nostra città ed oggi fautore di un reiterato e sconsiderato utilizzo del concetto di interesse pubblico che ha caratterizzato l’operato della sua giunta durante tutto il mandato fintanto ad oggi e di cui la variante al 6% ne è stata l’espressione più clamorosa.

 

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