Tranne te…

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Quest’oggi vorremmo soffermarci sulla “seconda puntatarelativa alla variante 6% del Piano regolatore del 1998 adottata dal Consiglio comunale il 21 dicembre 2012. Tale variante introduce modifiche e deroghe sostanziali alle procedure di legge che fanno insorgere una serie di riflessioni e quesiti. La delibera comunale sarà trasmessa alla Provincia che è tenuta, in qualità di organo di controllo delle varianti urbanistiche, a esprimere un giudizio di legittimità.

I nostri dubbi sono molteplici, in particolare sull’osservazione presentata dalla società Milano srl di Scialfa Edgardo. Dal PCC (Permesso di Costruire Convenzionato) adottato in delibera, risulta che quasi tutto viene concesso in deroga: volumi, altezze, standard, monetizzazione del verde. Se si pensa che col vigente PRG poteva realizzare un albergo di 2500 mq., com’è possibile adottare un progetto in variante da 15.000 mq.? Alla faccia di tutti quei cittadini che devono rispettare le regole e pagare fino all’ultimo euro. Ma andiamo con ordine ed entriamo nel merito della questione, elencando i punti che a nostro avviso avrebbero bisogno di chiarimenti:

  1. La non osservanza della legge dello stato (DM 1444/68) che disciplina la densità edilizia e le distanze degli interventi edili. L’amministrazione nei suoi atti e per il tramite del Dirigente dell’Ufficio Urbanistica, avrebbe dichiarato che tale legge non si applicherebbe all’intervento sulla “ex colonia Varesina” in viale Carducci, ove è prevista la costruzione di 15.000 metri quadrati di superficie utile invece dei 2.500 previsti dal vigente PRG e un’altezza di 11 piani invece dei 6 attualmente ammessi. Come può una delibera comunale contraddire una legge dello Stato che deve ritenersi sovraordinata e vincolante?
  2. Il comune non richiede la scrupolosa osservanza della normativa che disciplina la costruzione dei parcheggi e la realizzazione del verde. Di conseguenza aumenteranno le situazioni di disagio e degrado all’interno del tessuto urbano, danneggiando ulteriormente l’intero paese. La legge urbanistica regionale in materia è molto precisa e non ci risulta che siano possibili deroghe di questo tipo.
  3. La variante in questione contrasta con la prescrizione del PTRC. Il Piano Territoriale Regionale e Provinciale relativo alla zona di ambito costiero, nell’ottica di un miglioramento dell’assetto urbanistico e ambientale, prescrive in modo analitico le norme di tale recupero e limita gli aumenti volumetrici per evitare un aumento del carico urbano e una cementificazione selvaggia. Tale normativa è stata rispettata?
  4. In generale, le deroghe alle leggi vigenti, a cui si è ampiamente attinto con la delibera del 21 dicembre 2012, potrebbero concedersi solo nel caso della realizzazione di edifici di pubblica utilità (scuole, ospedali, ecc) escludendo alberghi o resort.

Crediamo che sia dovere della Provincia fugare ogni dubbio sulla legittimità di una variante urbanistica che comporterebbe una pesante cementificazione del lungomare di levante, lo stravolgimento e appesantimento del delicato tessuto urbano in una zona che va riqualificata ma certamente non devastata. Attendiamo un suo pronunciamento.

Se questa variante fosse definitivamente approvata si creerebbe un precedente, perchè tanti altri proprietari di immobili e colonie potrebbero richiedere legittimamente lo stesso trattamento. In poco tempo riempiremmo Cesenatico di condomini e resort alti 11 piani senza parcheggi e senza verde. L’economia turistica sarebbe definitivamente compromessa. Diversamente, il nostro Comune ha bisogno di interventi di vera riqualificazione dell’assetto urbanistico, con l’aumento di dotazioni di verde, attrezzature, strutture e servizi per la collettività, piste ciclabili, recupero di zone in degrado attraverso contenuti indici volumetrici e destinazioni d’uso improntate alla qualità.

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