Ospedale Marconi: chiude il reparto cardiovascolare

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Il 28 febbraio vedrà la chiusura definitiva del reparto di medicina cardiovascolare nato nel 2001 con grande enfasi mediatica e ritenuto indispensabile dai vertici aziendali. I 14 posti letto del reparto saranno destinati al ricovero in lungo degenza: pazienti con patologie croniche o con deficit neurologici (ictus, traumi e malattie craniche), funzione questa già svolta dal reparto di medicina riabilitativa con a disposizione 20 posti.

La chiusura del reparto di cardiovascolare comporterà l’impoossibilità di ricovero sia per pazienti con patologie cardiache che per pazienti necessitanti di ricoveri ordinari, andando ad incrementare il tragico problema di mancanza di posti letto. Non saranno più presenti nell’ospedale specialisti dedicati alle urgenze cardiologiche che dovranno essere dirottati tutti a Cesena. Rimarranno gli ambulatori di cardiologia, servizio rivolto solo alle visite su prenotazione. Inoltre 6 dei 20 posti della medicina interna saranno riservati alla lungo degenza e riabilitazione, portando così a soli 14 letti effettivi a disposizione dei cittadini di Cesenatico e dei comuni limitrofi.

Non riprenderà la day surgery, ossia la chirurgia dei piccoli interventi con la dimissione in giornata dell’utente. La sala operatoria, all’avanguardia per tecnologia e sicurezza, è rientrata nel piano di ammodernamento del Marconi (2004-2007) con una spesa complessiva di 3 milioni e 620 mila euro: verrà smantellata e lascerà posto agli ambulatori di odontoiatria. La day surgery in questi anni ha svolto centinaia di interventi snellendo le lunghe liste d’attesa che ora riverseranno tempi disumani d’attesa.

Curioso come in un piano di risparmio di 8 milioni di euro spalmabili in 4 anni, i nostri dirigenti sanitari si disfino così in fretta di tecnologie e risorse efficaci ed efficienti; curioso che si lancino in tagli feroci e non ragionati, in improbabili accorpamenti senza mai prendere in considerazione gli operatori e soprattutto gli utenti. Se le dissennate decisioni governative stanno portando allo sfascio un sistema sanitario fra i migliori, si chiede almeno alle dirigenze locali di non aggravare la situazione, ma di cercare unità di intenti e progetti condivisi al di fuori dei palazzi della politica, specie se parliamo di un diritto fondamentale e costituzionale come quello della salute.

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