Libertà di parola

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bavaglio

Non solo proteggere, ma addirittura incentivare chi denuncia i reati a danno dello Stato per abbattere corruzione e stimolare la trasparenza. È questo il nocciolo della prima proposta di legge italiana sulla tutela per chi denuncia reati a danno dello Stato (conosciuto con il termine whistleblower), presentata il 15 gennaio 2014 dal gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle.

La proposta del MoVimento 5 Stelle va decisamente controcorrente rispetto al “NUOVO CODICE SPECIALE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI DEL COMUNE DI CESENATICO” approvato con Delibera di Giunta n. 349 del 17/12/2013 (richiamata la norma aggiornata con decreto n. 62/013) che impone ai dipendenti pubblici “obblighi di riservatezza, anche nell’utilizzo dei social network nella vita privata, laddove esprimano opinioni o giudizi che potrebbero ledere l’immagine dell’Amministrazione”( art.2 – comma 2). Il MoVimento 5 Stelle di Cesenatico esprime piena solidarietà ai dipendenti comunali per la censura a cui devono attenersi quotidianamente.

Il whistleblower è quel soggetto che, nel corso della propria attività lavorativa, scopre e denuncia fatti che causano o sono in grado di causare danno all’ente pubblico o privato in cui lavora o ai soggetti che con questo si relazionano. Il nocciolo della proposta riprende i punti fondamentali della legislazione dei paesi anglosassoni, integrandoli con il nostro codice Penale. Il problema più rilevante in Italia è che non esiste alcun incentivo e alcuna tutela per chi denuncia un illecito.

Tuttavia ad oggi, il nostro sistema normativo impone vincoli ai dipendenti pubblici tali che potrebbero essere equiparati ad atti intimidatori. La prospettiva di ritorsioni o addirittura licenziamento stringono un bavaglio attorno la bocca dei dipendenti pubblici. Non c’è la possibilità né di esprimere la propria opinione né tantomeno di denunciare eventuali illegittimità amministrative. Anzi, il sistema di regole riportate nel CODICE SPECIALE DI COMPORTAMENTO PER I DIPENDENTI DEL COMUNE (richiamato il decreto n.62/2013) disincentiva il controllo e l’eventuale denuncia di abusi.

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